IL TAO GENERÓ L'UNO

“Il Tao generò l’Uno, l’Uno generò il Due, il Due generò il Tre e il Tre diede origine alle  innumerevoli creature”. (Tao te king, vers. 42)


Eppure, duecento anni dopo, riflettendo sulla sentenza del Maestro, Chuang Tze  莊子 precisava: 

“L’Uno e la sua espressione fanno Due; questi due e l’uno [originale] fanno Tre.
Un abile calcolatore che volesse continuare così, non ci riuscirebbe; come potrebbe riuscirvi un uomo ordinario?
Deducendo l’Essere dal Nulla si ottengono già tre idee distinte”.

Dunque stando a quanto scrisse questo anacoreta e filosofo taoista, l’inizio primigenio della realtà esistenziale (il “cominciamento”, I Yuan一源), cioè l’Uno generato dall’essere/non-essere inesprimibile (il Tao), si esprime appunto come tre enti sorti simultaneamente, cioè apparsi immediatamente dall’Uno senza una mediazione logica: senza “un Due” che s’interponga fra l’Uno originario e il Tre, colui che “diede origine alle innumerevoli creature” come sancisce il Tao Te King. Nella veduta di Chuang Tze l’Uno è l’epifania dell’insondabile Tao, che rendendosi operativo diviene istantaneamente Tre. Quindi dobbiamo concludere che il savio cinese ci dà notizia di una entità che è “una e trina” al contempo, cioè di tre entità ben distinte che hanno però, incomprensibilmente, una identica essenza, che sono un’unica, pura e ineffabile realtà. Che poi si voglia denominarle “forze”, “principi” o “persone” lasciamolo all’indagine scientifica, filosofica o religiosa di competenza. Un nome vale l’altro: sono solo nozioni; ecco il senso dell’avvertimento “il Tao che si può nominare non è il vero Tao”. Si ha a che fare in ogni caso con entità sovrasensibili e imperscrutabili, propriamente metafisiche (lett. “oltre la natura”): un vero e proprio “mistero della fede”. Viene spontaneo notare che, in tema di religioni comparate, sia la teologia cristiana quanto quella vedica considerano le tre entità metafisiche come persone (o divinità) di pari dignità: ora la Santissima Trinità cristiana ora la Trimurti induista. 
Per il taoismo è diverso. 
Il Tao viene considerato “sacro”, è vero, ma anziché come persona o divinità il taoista l’assume con l’atteggiamento spregiudicato, innocente, proprio di chi fa dell’incontro col diversamente ignoto una esperienza trascendentale. Sottolineiamo “diversamente” perché ciò che appare (il fenomeno) non è un’incognita qualsiasi; proprio dai sentimenti inconfondibili e sconvolgenti che la sua sostanzialità suscita nel soggetto, rivela il suo essere sovrannaturale, sacrale: stupore per “L’affascinante”, timore per “Il totalmente altro”, tremore per “Il portentoso”, sbalordimento per “Il numinoso” ; definizioni elencate da Rudolf Otto nella sua analisi fenomenologica sul sacro, il misterium tremendum che egli individuava come l’essenza dell’esperienza religiosa.
Nondimeno, la legge “dell’Uno che diviene Tre” per poter creare da sé la realtà del mondo è una costante che esula dalla sfera del dogma religioso per invadere i campi limitrofi delle scienze fisico-chimiche (vedi l’elettrone, il protone e il neutrone), nonché della speculazione filosofica: vedi i tre tempi o determinazioni della dialettica hegeliana (tesi, antitesi e sintesi).  
Un altro grande fenomenologo delle religioni, Eliade, opportunamente annota: 

“Non abbiamo sfortunatamente a disposizione una parola più precisa di «religione» per indicare l’esperienza del «sacro». [omissis] Forse è troppo tardi per cercare una parola nuova e il termine «religione» può essere ancora utile, a condizione di tener presente che esso non implica necessariamente la credenza in Dio, negli dèi o negli spiriti, ma si riferisce alla esperienza del «sacro» e di conseguenza è connessa all’idea di essere, significato e verità.” [...] 

“La consapevolezza di un mondo reale e significativo è intimamente connessa alla scoperta del sacro ed attraverso tale esperienza lo spirito umano ha afferrato la differenza tra ciò che si rivela reale, potente, significativo e ciò che non lo è, vale a dire il caotico e pericoloso flusso delle cose, le loro fortuite apparizioni e sparizioni prive di significato”.  

“Il «sacro» è insomma un elemento nella struttura della coscienza, e non uno stadio nella storia della coscienza stessa. Ai livelli più arcaici di cultura vivere da essere umano è in sé e per sé un atto religioso, perché l’alimentazione, la vita sessuale e il lavoro hanno valore sacrale. In altre parole essere – o, piuttosto, divenire – un uomo significa essere «religioso»”.

Solo intesi in questo modo il Tao ed il taoismo possono interpretarsi come espressioni religiose, per cui nel prossimo capitolo toccheremo di sfuggita la voce “religione”, che per nostra sorpresa rimarrà associata soltanto parzialmente alla fenomenologia del sacro, allorché si scoprirà che il concetto di “religione” è tutt’altro che esclusivo, mentre invece i concetti di “mistico”, “trascendente” e “divino” appartengono di diritto all’univocità del sacro.


Fonte: 2° cap. “La radice autoctona: il Taoismo" di Bu-do esoterico. La dimensione interiore delle Arti Marziali Orientali (Nexus Edizioni, 2018).


IL LIBRO
Quest’opera, unica nel suo genere, riempie il senso di vuoto che accomuna i molti amanti delle Arti Marziali, poiché svela il messaggio originario che i saggi orientali hanno lasciato a noi cittadini della globalizzazione: il Bu-do 武道, la Via alternativa all’incalzante processo di disumanizzazione in corso. Tale messaggio è volutamente travisato dal Sistema consumistico, per cui la stragrande maggioranza dei praticanti - esperti compresi - non ne è a conoscenza. 
L’arte del Bu-do affonda le sue radici nelle filosofie orientali del taoismo e del buddhismo. La sua pratica inizia dal corpo (wai-kong: lavoro esterno) per poi equilibrare e potenziare la mente (nei-kong: lavoro interno) cosicché, agendo insieme, essi possano ridestare nell’umano la percezione del divino (shen-kong: lavoro spirituale). 
L’uomo d’oggi, costretto ad una lotta impari contro materialismo e scientismo dilaganti, troverà giovamento nel rimettersi in marcia sulla strada meno battuta, l’ormai dimenticata Via interiore. 
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L'AUTORE 
Roberto Daniel Villalba nasce a Buenos Aires nel 1950. Iniziato alla pratica dello yoga e delle arti marziali a 15 anni, nel 1969 ottiene la cintura nera 1° Dan di Judo. Nel 1971 raggiunge il 1° Dan di
Taekwon-Do. Ha iniziato ad insegnare Judo e TKD nel prestigioso Istituto Vecchio di Mar del Plata nel 1970. Nel 1974 viaggia negli USA per perfezionarsi nel Tang Su Do, stile di karate coreano, che nel 1977 introduce in Italia. Nel 1984 è promosso 1° Dan di Kendo. Nel 2009 gli viene conferito onorificamente l’8° Dan di TSD. Laureato in Filosofia Classica presso la Pontificia Università Lateranense, specializzato in Orientalismo e in Scienza delle Religioni, ha inoltre compiuto studi di Antropologia Archeologica presso l’Università Nazionale di Mar del Plata. Con la casa editrice Edizioni Mediterranee ha pubblicato due libri sul Tang Su Do (1991 e 1994).
 
Autore:  Roberto Daniel Villalba

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